“Mio padre era uno scaramantico
pazzesco... da buon napoletano!
Gian Maria Aliberti Gerbotto con Roberto Vecchioni
Figurarsi quando si versava il sale a
tavola o passavamo sotto una scala. Era anche capace di inchiodare la
macchina per strada se un gatto nero ci attraversava la carreggiata.
Io invece non ho queste classiche
scaramanzie, ma personalmente ne ho una piccola piccola: abbigliarmi
nello stesso modo la seconda o la terza volta se è andata bene la
prima. Insomma un po' di magia nei vestiti, negli
abiti...
Non porto poi cornetti al collo ma appeso
alla mia catenina ho degli oggetti che amo e che penso che mi possano
proteggere in qualche modo: un cavallino, un tempio greco, una
bambolina che raffigura mia moglie, e l'africa che adoro.”.
NATA A Bra il 25-10-1995 RISIDENTE A Narzole (cn)
DIPLOMA Liceo delle scienze sociali a indirizzo sportivo
LINGUE PARLATE italiano, francese e inglese.
PASSIONI recitare… viaggiare leggere, sfilare
SOGNO NEL CASSETTO partecipare al programma tv "Donna avventura"
PROFESSIONALMENTE MI ISPIRO A l'attrice Emma Watson
SPORT PRATICATI nuoto, sci, palestra.
AGENZIA DI RIFERIMENTO 360 gradi di Fabrizio Davico
“L'Ordine
del vero è un romanzo che merita di diventare un film e che dimostra
le doti anche narrative del giornalista Gian Maria Aliberti
Gerbotto.”. Scrive nel retro di copertina Antonio Bozzo del
Corriere della Sera.
Fu
proprio lui, Bozzo, che credendo in Aliberti e prendendolo sotto la
sua direzione al settimanale del noto quotidiano milanese, anni fa,
offrì la svolta professionale al 44enne saluzzese, dandogli la
possibilità di passare dai settimanali di gossip per cui scriveva
Aliberti allora, ai giornali più prestigiosi sino poi ad arrivare
anche a Panorama e L'Espresso.
In
quello che lo scrittore Valerio Massimo Manfredi definisce “un
thriller d'atmosfera”,
Aliberti Gerbotto oggi ci narra la storia di John Alberti,
quarantenne newyorchese di origine italiana, popolare conduttore di
una trasmissione televisiva amata da mezza America per le coraggiose
inchieste contro le lobby. Ma la fortunata, quanto fortuita (!),
carriera del protagonista del romanzo incappa di colpo in un
ostacolo, la sua famiglia e la sua stessa vita vengono messe in gioco
a causa di misteriosi nemici che vogliono cambiare le sorti del
mondo. L'ex moglie Elisabeth e la figlia Dorothea, sono state rapite.
John è in scacco e sotto ricatto. Dovrà dedicare una puntata del
suo seguitissimo programma ad alcuni vecchi filmati dal contenuto
inaspettato quanto sconcertante. Lo scandalo è servito e lui ne
viene travolto. Ma quando le cose precipitano, John scopre uno
stupefacente indizio che sembra tenere insieme, inspiegabilmente,
troppe persone. Presto il conduttore tv intuirà anche il luogo dove
le sue amate potrebbero essere tenute in ostaggio. Arrivato sul
posto, però, un clamoroso colpo di scena sconvolgerà il
protagonista molto di più di quanto l'aveva fatto il rapimento
stesso. Tutto non è come sembra. E così la sua vita! Gian Maria
Aliberti Gerbotto, alla sua prima prova narrativa, dopo numerosi
libri dedicati al mondo dei vip, confeziona un romanzo d’azione che
diverte e colpisce, nel solco sempre fertile del complotto su vasta
scala con sottobosco di misteri e oscuri riti esoterici. Protagoniste
sono le macchinazioni occulte che popolano l’immaginario
collettivo.
Roberto
Giacobbo, nella Prefazione che ha scritto al libro dice: “Gian
Maria è un giornalista scrittore dalle mille capacità e dalla penna
sagace. Un raro esempio di come attraverso la scrittura si possano
trasmettere sensazioni ed emozioni simili a quelle che solo un film
d’autore possono creare.”. Scrive il celebre conduttore
televisivo della trasmissione Voyager di Rai 2. E conclude: “Cosa
c’è di vero e autobiografico, e cosa invece è frutto solo della
acuta penna dell’autore? Tutto viene rimandato alla valutazione e
alle sensazioni del lettore.”.
Anche
Cesare Lanza e il critico letterario di Rai 1 Arnaldo
Colasanti, che hanno avuto la possibilità di leggere in
anteprima il libro, ora lo “raccomandano” nel retro di copertina.
Aliberti
Gerbotto ci confida che è stato il famoso scrittore e conduttore
televisivo Carlo Lucarelli ad incentivarlo a buttarsi nel romanzo
(che ora gli è da lui dedicato): “Un libro molto ben scritto,
con uno stile molto particolareggiato e descrittivo e una bella
struttura narrativa: complimenti e sono contento di averti fatto da
talent scout!”. Ha subito scritto Lucarelli all'autore dopo
averne letto le bozze di stampa. Insomma, Gian Maria Aliberti
Gerbotto, con all'attivo ben sei libri già pubblicati da case
editrici del calibro di Piemme e Mondadori, cambiando genere spiazza
tutti, ma sembra davvero aver trovato la strada giusta.
Edito
da Lulu (con il prezioso editing del torinese Massimo
Tallone), si può acquistare già in anteprima in tutte le librerie
del saluzzese e cuneese al prezzo di 14 euro, e on line su internet:
Nell'estate del 2016, invece,
sull'onda del successo del suo precedente libro “Sopravvivere ai
rapporti di coppia”, pubblicato a dicembre 2014 (distribuito da
Rcs) che ha riscontrato grande successo di vendite e mediatico (ne
hanno parlato dal Corriere della sera a Tgcom24...) è uscito in
tutte le librerie d'Italia,“Basta partire” (Prefazione di Camila Raznovich), sempre di
Aliberti Gerbotto, testo ironico semiserio sul diverso approccio
maschile e femminile al viaggio, commissionato, distribuito e
promosso da Rizzoli.
“L'ORDINE
DEL VERO” ( romanzo - thriller - a sfondo esoterico )
di
Gian Maria Aliberti Gerbotto - Prefazione di Roberto
Giacobbo
lo scrittore Erri De Luca intervistato da Aliberti Gerbotto
"Da buon napoletano di storie sulla scaramanzia ne ho sentite tantissime e anche se non aderisco a questa forma di legittima difesa, ne ho grande rispetto e simpatia. Il fatto è che io non credo in nulla, né astrologia, malocchio o diavolerie varie, così quando mi succede qualunque cosa non tendo a collegarla a nessun accidente scaramantico… Sono un incredulo!".
"Ricordo un aneddoto di tanti anni fa: doveva venire
a vedere un mio spettacolo una persona dalla nomea un po’ particolare. (racconta Gigi Proietti) Io ero abbastanza agitato,
ma poi, per fortuna, una telefonata mi avvisò che
non sarebbe più venuto. Tirai allora un bel sospiro di sollievo e salii sul palco tranquillo e rilassato.
Sennonché, nel bel mezzo della recita andò a fuoco una poltrona della platea. Quelli erano tempi in
cui a teatro si poteva ancora fumare; evidentemente qualcuno doveva aver lasciato una cicca accesa,
che poi avrebbe infiammato la stoffa e chissà. Bene,
alla fine ho scoperto che all’ultimo minuto, lo “iettatore” era invece venuto! Ditemi voi, come si fa
poi a non crederci! Non dirò mai chi è per una sorta
d’omertà positiva, ma a volte ci sono davvero delle
coincidenze che portano a strani sospetti.
Proietti con GM Aliberti Gerbotto
Da buon cittadino, da persona civile, non mi
sono mai permesso di dire che qualcuno «porti
iella», però... Io ancora la vivo solo a livello di
gioco, non mi costa niente fare le corna o toccarmi
alcune parti anatomiche. Altri, invece, impazziscono per questi discorsi.
Vengo da una realtà contadina dove si credeva
anche molto al malocchio. La mia povera mamma ci teneva. Io non ho mai pensato d’esserne vittima,
però confesso d’avere fatto qualche volta la classica prova delle gocce d’olio nella scodella d’acqua.
Fa parte di una ritualità antica che sicuramente incuriosisce un po’. Consiglio però di non provare,
perché se poi si vedono le gocce che si allargano a
dismisura, segnalando la presenza del malocchio,
si rischia davvero d’andare in crisi.
"Confesso che dietro il palco, con i
ragazzi dello staff, prima di ogni esibizione ci lasciamo andare a
ogni genere di rito scaramantico.
Poi c'è la telefonata alla mamma che
vuole sentirmi prima che io vada in scena. Ormai è diventato una
scaramanzia irrinunciabile prima di salire sul palco.
Ma in realtà sin da bambina sono
devota a Sant'Antonio di Padova... Una devozione che mi ha passato
mio padre.
Quindi oggi più che alle scaramanzie
mi affido lui, di cui porto sempre con me l'immaginetta sacra.".
…QUALI SEGUIRE PER PROPIZIARSI UN 2017 ALLA GRANDE !!!
- indossare qualcosa di nuovo, possibilmenterosso. Tradizione tutta italiana che si accompagna alla convinzione che il rossoporti fortuna. Secondo alcuni, l'usanza del rosso per Capodanno verrebbe dalsimbolismo cinese, che identifica il rosso come colore dellabuona sorte, utilizzato per ledecorazionie gliaddobbi nuziali; secondo altri questa tradizione risalirebbe addirittura ai tempi dell'impero romano, quando uomini e donne indossavano appunto qualcosa di rosso per il Capodanno Romano come buon auspicio per le proprie vicende personali e per la propria salute.
L'ideale è di indossareintimo rosso, RIGOROSAMENTE nuovo e regalato.
- Altra credenza alla quale è che “quello che fai il primo dell'anno lo fai tutto l'anno”. Questo detto deriva dal fatto che il Capodanno è tradizionalmente considerato il giorno di transizione, la notte in cui tutto è permesso ma soprattutto la serata che sarà il modello per le 364 successive. Ecco perché si chi fa l'amore a capodanno…
- Non dimenticate di appendere del vischio sulle porte. Il vischio è sempre stato una pianta sacra, una specie di miracolo della natura che d'inverno spicca nei boschi quando alberi e arbusti mostrano solo rami spogli. E il bacio sotto al vischio? E’ un portafortuna per gli innamorati…
- Altra usanza è quella di non uscire a tasche vuote perché la tradizione narra che tutte le monetine che avrete, alla mezzanotte, con voi si moltiplicheranno nel nuovo anno.
-Tradizione gastronomica, prima fra tutte quella delle immancabililenticchieche, da nord a sud, arrivano puntuali simboleggiando l’abbondanzae il denaro. Ogni lenticchia è, infatti, rappresentazione di una moneta e quindi più ne mangeremo e più soldi avremo.
Un antico proverbio, infatti, recita:chi mangia l'uva per Capodanno conta i quattrini tutto l'anno. Anche inSpagnal’ultimo giorno dell’anno si saluta con un chicco d’uva per ognuno degli ultimi 12 secondi (come 12 sono i mesi) che mancano allo scoccare dellamezzanotte. Tra i cibi simbolo di fortuna e abbondanza è doveroso ricordarefichi secchiedatteri, già utilizzati dai Romani, perché il nuovo anno porti con se dolcezza e vita.
- Porta fortuna incontrare una persona di sesso opposto la mattina di capodanno. - si gettano oggetti vecchi dalla finestra per liberarsi di preoccupazioni e affanni, e per auspicarsi fortuna
Leggo il giornale e non ci penso "Da sempre sono schiavo della paura di volare. Costretto a farlo spesso per via dei miei impegni di
lavoro che mi portano da una parte all’altra dello
stivale, vivo ogni trasvolata con gran terrore. Una
volta, per cercare di distrarmi dagli inquietanti
rumori che caratterizzano il rollio della partenza,
mi sono buttato nella lettura di uno dei vari quotidiani che usano regalarti le hostess. Dopo qualche minuto, senza che me n’accorgessi, l’aereo
era già in volo, così ripetei la cosa all’atterraggio e
tutto filò di nuovo liscio. Questo diversivo è oggi
diventato una vera e propria scaramanzia: una
garanzia che tutto andrà nel migliore dei modi.
Peccato che ultimamente le compagnie aeree non
regalano più i giornali a bordo e così me li devo
comprare, ma il gioco vale la candela!
Una cosa che non vi ho ancora detto è che mentre m’immergo nella lettura per superare le fasi
critiche del volo, in realtà sotto sotto, nascosto
dal giornale, con la mano mi stringo forte le palle... Chissà quanti passeggeri seduti al mio fianco hanno pensato maliziosamente su quella mia
mano che pian piano scivolava sotto il quotidiano, tra le mie gambe.".
"Per
molti anni ho avuto una passione travolgente per il paracadutismo e
ogni volta che saltavo, dovevo prima compiere alcuni riti
irrinunciabili che mi portavano in uno stato di trans ipnotica che mi
permetteva poi di affrontare il volo nel migliore dei modi. (racconta Marco Berry)
Al
comando di “Stand by!” urlato dal pilota dell'aereo,
toccavo la maniglia di apertura del paracadute, poi il casco, il
soggolo e gli occhiali, sempre nello stessa sequenza, in modo
rituale, preciso e ormai scaramantico.
E così
è stato per i miei quasi mille salti.
A teatro
invece, il mio rituale scaramantico è di non entrare mai in scena
senza essermi prima scrocchiato il collo con dei lenti movimenti di
rotazione del capo e poi essermi sfregato le mani sulla faccia come
se me la dovessi lavare.
...In
macchina invece tengo come una sorta di portafortuna un piccolo
rosario fatto in Brasile che mi regalò un mio amico che fa il prete
salesiano.".
Miriam Leone conduce LE IENE con Fabio Volo e Geppy Cucciari
"Porto sempre nel portafoglio un baffo del mio gatto come portafortuna... Preciso subito che lui li perde, nel senso che non glieli strappo certo. Mi limito a raccogliere quelli che trovo per terra e poi a metterli in un barattolo, cosicché quando ne smarrisco uno, ne ho altri di scorta… Tutto è iniziato per caso ai tempi del liceo classico quando una mattina, durante una tremenda verifica di chimica, mi sono ritrovata un suo baffo tra gli appunti... Contro ogni aspettativa, quel compito in classe andò benissimo! È un micio cui sono molto affezionata, ce l’ho da dieci anni, e adesso che vivo a Roma e lui è rimasto a Messina con i miei mi manca tanto. Si chiama Gaetano, ma da quando è castrato lo chiamo scherzosamente Lilly, ahahah!
"In Italia abbiamo l'immensa fortuna delle materie prime e della tradizione, se si mangia male la colpa è sempre di chi non sa cucinare, mai del cibo.".
l'attore Robert Davi con Gian Maria Aliberti Gerbotto
"Forse è riduttivo definirla una scaramanzia vera e propria, ma diciamo che ogni volta che ho bisogno di un pizzico di fortuna in più, prego e mi affido a Padre Pio, il santo di Pietrelcina di cui sono grande devoto.
Tengo anche sempre una sua immaginetta nel mio portafoglio… un po' più di un semplice porta fortuna, non credete?!?".
“Diciamo che sono
scaramantico più per educazione che per indole. Innanzi tutto
provengo da una famiglia napoletana, dove esserlo è d’obbligo. A
casa, guai a lasciare il cappello sul letto o ad aprire l’ombrello
prima d’essere sull’uscio. (racconta Giulio Scarpati) Poi, appena sedicenne, quando
m’iscrissi alla scuola di teatro di Enza De Giorgi, venni subito
rigidamente iniziato anche a tutte quelle scaramanzie caratteristiche
di questo mondo di teatranti. Ricordo ancora la vecchia insegnante
quella volta che rispedì subito un alunno a casa a cambiarsi
perché indossava una camicia vagamente violacea. A me invece per
prima cosa vietò di fischiare in teatro perché, diceva, i fischi
portano altri fischi. Oggi, per una sorta di riflesso condizionato,
le ripeto tutte, le scaramanzie “familiari” e quelle per così
dire “professionali”. Ma l’unica cui tengo veramente è quella
del chiodo... Quando sul palcoscenico ne trovo uno piantato storto me
lo prendo. Ne ho la valigia piena e non vado mai in scena senza
prenderne prima uno e ficcarmelo in tasca. Tra noi attori è anche
usanza regalarci strani amuleti, così il mio camerino diventa una
specie di trovarobe con corni vari, coccinelle, elefantini con la
proboscide in su. Persino un pulcino di peluche e una vecchia e
inquietante scarpetta nera che mi regalarono e mi porto appresso da
quando all’inizio della carriera portai in scena uno spettacolo che
si chiamava Orfani.”.