"Se c’è una cosa che porta sfortuna è la scaramanzia. Bisognerebbe mettere in giro la voce che crederci porta male! Quando sono entrato nell’ambiente del teatro, sono stato automaticamente
catapultato nel mondo delle superstizioni, ma ho
sempre cercato di andarci contro. Perché se s’inizia ad accettare quello che sembra un semplice
gioco, non se ne esce più.
Ci sono problemi con il colore degli abiti, che
non devono mai avere tonalità del viola, ci sono
i giorni in cui non si deve debuttare... Addirittura gli orari giusti per mangiare. E le persone che
portano male! Invece, io ho iniziato a debuttare
con i miei spettacoli di venerdì, con i padroni
dei teatri che inorridivano solo all’idea, anche se
poi filava sempre tutto benissimo. Sono sempre
andato contro tutto questo, perché mi sembrava
completamente fuori dalla ragione e da ogni logica. Così come non ho mai avuto i camerini pieni
di portafortuna, come certi attori. Ma forse, anche
il non essere scaramantici è una scaramanzia…".
"Nella mia carriera automobilistica in Formula 1 mi è capitato in un paio di gran premi di vedermi assegnare il box numero 17. Una volta sono riuscito a farmi cambiare di posto scambiandomi di garage con quello di un altro pilota, cui non importava nulla; in un’altra occasione, invece, il team manager della Lotus, per cui allora correvo, s’imbufalì come un matto, dicendo che erano tutte baggianate e che si rifiutava di traslocare meccanici e casse d’attrezzi, solo per una mia sciocca scaramanzia. A quel punto io feci una targhetta con la scritta «16bis» e l’attaccai all’ingresso del box, ma lui la vide e la strappò via... Il giorno dopo, in gara, feci un botto clamoroso, in cui rischiai davvero le penne, e che ancora oggi
impazza su internet per la sua drammatica spettacolarità. Il fatto è che in Inghilterra quel numero non porta male, mentre temono il tredici, che per me invece è solo un numero come un altro, nonostante quando a Lausitzring ebbi l’incidente che mi costò l’amputazione di entrambe le gambe mi mancassero solo tredici giri alla fine della gara.
Un anno e mezzo dopo, ho voluto addirittura sfidare la scaramanzia e sono tornato in Germania, su quella pista, per completare simbolicamente i giri che mi mancavano. Ricordo ancora il momento in cui mi vennero a chiamare per l’esibizione: l’orologio della pista in quel preciso istante segnava le ore tredici, tredici minuti e tredici secondi. A quel punto, influenzato dalla superstizione dei colleghi inglesi, mi vennero i brividi, ma poi trovai la cosa ridicola e partii lo stesso, decidendo di sfidare la sorte e sfatare la loro scaramanzia. Bene, completai il mio percorso tra gli applausi del pubblico, senza incidenti e con una velocità che mi sarebbe valsa un ottimo quinto posto sulla griglia di partenza.".
"A volte mi chiedo: e se avessero ragione gli scaramantici? Io sarei rovinata. Vesto di viola, passo con il gatto nero e verso sempre il sale… Povera me!".
"In cucina ci vuole attenzione e logica
...e non la scaramanzia.
Anzi, spesso uso buttare il sale grosso
in terra perché faccia grip e non si scivoli più...
La mia scaramanzia invece si riferisce
alla mia passione per la pesca: quando esco in barca è assolutamente
vietato portare banane a bordo.
Questo da quel giorno in Messico in cui
ne abbiamo mangiato un casco intero e siamo stati tutti malissimo...
Ora le banane ci portano male e le lasciamo a terra! Ah ah ah".
"Quand’ero piccola non potevo separarmi dalla collanina della nonna. Era il mio portafortuna. In realtà si trattava di una semplice catenina d’oro con il ciondolo della Bilancia, il mio segno zodiacale, ma per me era diventato un talismano tanto prezioso che quando non lo indossavo m’assaliva l’ansia. Insomma: ero letteralmente schiava di quel feticcio! Un giorno mi sono finalmente resa conto che non potevo andare avanti così. In fondo era solo uno dei tanti oggetti regalatomi dai parenti in occasione del battesimo, ed era assurdo continuare a pensare che da quel monile dipendesse la mia buona o cattiva sorte. Così ho preso coraggio, me la sono tolta una volta per tutte e l’ho riposta in un bel cassetto. Ho capito ancora di più l’assurdità di queste superstizioni soprattutto negli ultimi anni, quando per raggiungere le mie figlie che studiano all’estero mi sono dovuta spostare spesso in Inghilterra. Figuratevi che oltre Manica il gatto nero, quello che noi consideriamo presagio di chissà quali sventure, porta invece fortuna. Molti addirittura lo raffigurano sui biglietti da visita o d’auguri, come buon auspicio. Qui se solo ci attraversa la strada, quando siamo in macchina, andiamo letteralmente nel pallone! Possiamo ben dire: Paese che vai, scaramanzia che trovi! Figuriamoci la credibilità di queste superstizioni, se basta passare un confine perché tutto cambi e si stravolga.".
"La scaramanzia è sicuramente una superstizione simpatica e divertente, ma quando colpisce la
reputazione delle persone allora diventa terribile… Direi devastante, soprattutto in un mondo
come il nostro, dove certe stupide credenze finiscono anche col pregiudicare la carriera di una
persona. Ricordo ancora con ribrezzo il vicedirettore di una nota rete televisiva che appena
insediatosi mi chiese se io, che sono addentro al
mondo dello spettacolo, potessi stilargli un elenco delle persone che portano male, cosicché lui
potesse poi evitarle.
Io sono fermamente convinta che chi porta veramente sfortuna sia chi lo dice degli altri perché
così facendo scatena una negatività che alla fine
si riversa veramente sulla persona additata come
portasfiga. Se qualcuno avesse mai messo in giro
una chiacchiera simile su di me l’avrei immediatamente denunciato per diffamazione. Spesso penso con orrore a tutte le illazioni che
ha dovuto sopportare la povera Mia Martini, sul
cui conto le voci si sprecavano. Se era presente su
un set e partiva anche solo una lampadina, tutti
si giravano a guardarla, come se fosse lei la causa
d’ogni disgrazia.
Quando anni fa presentai il Festival di Sanremo lei era
una delle concorrenti e questo mandava tutti nel
panico... Bene, quell’anno invece per il Festival
fu un vero trionfo d’audience. Sanremo mi fece
conoscere ancora di più al grande pubblico e la
mia carriera spiccò il volo... Oggi posso gridare
al mondo che Mia Martini mi portò fortuna!".
Il cervello ha delle antenne che attirano male e bene
Gian Maria Aliberti Gerbotto a La Stampa con Massimo Gramellini
"Abbiamo tutti delle scaramanzie, consce o inconsce.
Fabio Fazio fa sempre lo stesso percorso per entrare in studio... Più volte mi ha ripreso all'ultimo perché stavamo sbagliando traiettoria.
Anche io quando sono in trasmissione a Fuori che tempo che fa, ne ho un paio.
Prima di entrare in scena, consegno sempre le chiavi del mio camerino ad una signora dello staff per poi riprenderle solo finita la diretta tv.
Non temo invece il gatto nero o il colore viola.
Così come non credo al malocchio, ma credo molto alla forza del pensiero negativo. Se tu ti auto convinci di una disgrazia quella ti arriva!
Una volta, mentre ero allo stadio a vedere giocare il mio amato Torino, notando in cielo delle nuvole all'orizzonte ho iniziato a pensare che di lì a poco sarebbe arrivata la pioggia e avrebbero sospeso la partita... bene devono avere avuto lo stesso pensiero negativo molti altri tifosi perché solo qualche minuto accadde veramente.
Sono convinto che il nostro cervello ha delle sorta di antenne in grado di attrarre il bene come il male.".
“Mio padre era uno scaramantico
pazzesco... da buon napoletano!
Gian Maria Aliberti Gerbotto con Roberto Vecchioni
Figurarsi quando si versava il sale a
tavola o passavamo sotto una scala. Era anche capace di inchiodare la
macchina per strada se un gatto nero ci attraversava la carreggiata.
Io invece non ho queste classiche
scaramanzie, ma personalmente ne ho una piccola piccola: abbigliarmi
nello stesso modo la seconda o la terza volta se è andata bene la
prima. Insomma un po' di magia nei vestiti, negli
abiti...
Non porto poi cornetti al collo ma appeso
alla mia catenina ho degli oggetti che amo e che penso che mi possano
proteggere in qualche modo: un cavallino, un tempio greco, una
bambolina che raffigura mia moglie, e l'africa che adoro.”.
NATA A Bra il 25-10-1995 RISIDENTE A Narzole (cn)
DIPLOMA Liceo delle scienze sociali a indirizzo sportivo
LINGUE PARLATE italiano, francese e inglese.
PASSIONI recitare… viaggiare leggere, sfilare
SOGNO NEL CASSETTO partecipare al programma tv "Donna avventura"
PROFESSIONALMENTE MI ISPIRO A l'attrice Emma Watson
SPORT PRATICATI nuoto, sci, palestra.
AGENZIA DI RIFERIMENTO 360 gradi di Fabrizio Davico
“L'Ordine
del vero è un romanzo che merita di diventare un film e che dimostra
le doti anche narrative del giornalista Gian Maria Aliberti
Gerbotto.”. Scrive nel retro di copertina Antonio Bozzo del
Corriere della Sera.
Fu
proprio lui, Bozzo, che credendo in Aliberti e prendendolo sotto la
sua direzione al settimanale del noto quotidiano milanese, anni fa,
offrì la svolta professionale al 44enne saluzzese, dandogli la
possibilità di passare dai settimanali di gossip per cui scriveva
Aliberti allora, ai giornali più prestigiosi sino poi ad arrivare
anche a Panorama e L'Espresso.
In
quello che lo scrittore Valerio Massimo Manfredi definisce “un
thriller d'atmosfera”,
Aliberti Gerbotto oggi ci narra la storia di John Alberti,
quarantenne newyorchese di origine italiana, popolare conduttore di
una trasmissione televisiva amata da mezza America per le coraggiose
inchieste contro le lobby. Ma la fortunata, quanto fortuita (!),
carriera del protagonista del romanzo incappa di colpo in un
ostacolo, la sua famiglia e la sua stessa vita vengono messe in gioco
a causa di misteriosi nemici che vogliono cambiare le sorti del
mondo. L'ex moglie Elisabeth e la figlia Dorothea, sono state rapite.
John è in scacco e sotto ricatto. Dovrà dedicare una puntata del
suo seguitissimo programma ad alcuni vecchi filmati dal contenuto
inaspettato quanto sconcertante. Lo scandalo è servito e lui ne
viene travolto. Ma quando le cose precipitano, John scopre uno
stupefacente indizio che sembra tenere insieme, inspiegabilmente,
troppe persone. Presto il conduttore tv intuirà anche il luogo dove
le sue amate potrebbero essere tenute in ostaggio. Arrivato sul
posto, però, un clamoroso colpo di scena sconvolgerà il
protagonista molto di più di quanto l'aveva fatto il rapimento
stesso. Tutto non è come sembra. E così la sua vita! Gian Maria
Aliberti Gerbotto, alla sua prima prova narrativa, dopo numerosi
libri dedicati al mondo dei vip, confeziona un romanzo d’azione che
diverte e colpisce, nel solco sempre fertile del complotto su vasta
scala con sottobosco di misteri e oscuri riti esoterici. Protagoniste
sono le macchinazioni occulte che popolano l’immaginario
collettivo.
Roberto
Giacobbo, nella Prefazione che ha scritto al libro dice: “Gian
Maria è un giornalista scrittore dalle mille capacità e dalla penna
sagace. Un raro esempio di come attraverso la scrittura si possano
trasmettere sensazioni ed emozioni simili a quelle che solo un film
d’autore possono creare.”. Scrive il celebre conduttore
televisivo della trasmissione Voyager di Rai 2. E conclude: “Cosa
c’è di vero e autobiografico, e cosa invece è frutto solo della
acuta penna dell’autore? Tutto viene rimandato alla valutazione e
alle sensazioni del lettore.”.
Anche
Cesare Lanza e il critico letterario di Rai 1 Arnaldo
Colasanti, che hanno avuto la possibilità di leggere in
anteprima il libro, ora lo “raccomandano” nel retro di copertina.
Aliberti
Gerbotto ci confida che è stato il famoso scrittore e conduttore
televisivo Carlo Lucarelli ad incentivarlo a buttarsi nel romanzo
(che ora gli è da lui dedicato): “Un libro molto ben scritto,
con uno stile molto particolareggiato e descrittivo e una bella
struttura narrativa: complimenti e sono contento di averti fatto da
talent scout!”. Ha subito scritto Lucarelli all'autore dopo
averne letto le bozze di stampa. Insomma, Gian Maria Aliberti
Gerbotto, con all'attivo ben sei libri già pubblicati da case
editrici del calibro di Piemme e Mondadori, cambiando genere spiazza
tutti, ma sembra davvero aver trovato la strada giusta.
Edito
da Lulu (con il prezioso editing del torinese Massimo
Tallone), si può acquistare già in anteprima in tutte le librerie
del saluzzese e cuneese al prezzo di 14 euro, e on line su internet:
Nell'estate del 2016, invece,
sull'onda del successo del suo precedente libro “Sopravvivere ai
rapporti di coppia”, pubblicato a dicembre 2014 (distribuito da
Rcs) che ha riscontrato grande successo di vendite e mediatico (ne
hanno parlato dal Corriere della sera a Tgcom24...) è uscito in
tutte le librerie d'Italia,“Basta partire” (Prefazione di Camila Raznovich), sempre di
Aliberti Gerbotto, testo ironico semiserio sul diverso approccio
maschile e femminile al viaggio, commissionato, distribuito e
promosso da Rizzoli.
“L'ORDINE
DEL VERO” ( romanzo - thriller - a sfondo esoterico )
di
Gian Maria Aliberti Gerbotto - Prefazione di Roberto
Giacobbo
lo scrittore Erri De Luca intervistato da Aliberti Gerbotto
"Da buon napoletano di storie sulla scaramanzia ne ho sentite tantissime e anche se non aderisco a questa forma di legittima difesa, ne ho grande rispetto e simpatia. Il fatto è che io non credo in nulla, né astrologia, malocchio o diavolerie varie, così quando mi succede qualunque cosa non tendo a collegarla a nessun accidente scaramantico… Sono un incredulo!".
"Ricordo un aneddoto di tanti anni fa: doveva venire
a vedere un mio spettacolo una persona dalla nomea un po’ particolare. (racconta Gigi Proietti) Io ero abbastanza agitato,
ma poi, per fortuna, una telefonata mi avvisò che
non sarebbe più venuto. Tirai allora un bel sospiro di sollievo e salii sul palco tranquillo e rilassato.
Sennonché, nel bel mezzo della recita andò a fuoco una poltrona della platea. Quelli erano tempi in
cui a teatro si poteva ancora fumare; evidentemente qualcuno doveva aver lasciato una cicca accesa,
che poi avrebbe infiammato la stoffa e chissà. Bene,
alla fine ho scoperto che all’ultimo minuto, lo “iettatore” era invece venuto! Ditemi voi, come si fa
poi a non crederci! Non dirò mai chi è per una sorta
d’omertà positiva, ma a volte ci sono davvero delle
coincidenze che portano a strani sospetti.
Proietti con GM Aliberti Gerbotto
Da buon cittadino, da persona civile, non mi
sono mai permesso di dire che qualcuno «porti
iella», però... Io ancora la vivo solo a livello di
gioco, non mi costa niente fare le corna o toccarmi
alcune parti anatomiche. Altri, invece, impazziscono per questi discorsi.
Vengo da una realtà contadina dove si credeva
anche molto al malocchio. La mia povera mamma ci teneva. Io non ho mai pensato d’esserne vittima,
però confesso d’avere fatto qualche volta la classica prova delle gocce d’olio nella scodella d’acqua.
Fa parte di una ritualità antica che sicuramente incuriosisce un po’. Consiglio però di non provare,
perché se poi si vedono le gocce che si allargano a
dismisura, segnalando la presenza del malocchio,
si rischia davvero d’andare in crisi.
"Confesso che dietro il palco, con i
ragazzi dello staff, prima di ogni esibizione ci lasciamo andare a
ogni genere di rito scaramantico.
Poi c'è la telefonata alla mamma che
vuole sentirmi prima che io vada in scena. Ormai è diventato una
scaramanzia irrinunciabile prima di salire sul palco.
Ma in realtà sin da bambina sono
devota a Sant'Antonio di Padova... Una devozione che mi ha passato
mio padre.
Quindi oggi più che alle scaramanzie
mi affido lui, di cui porto sempre con me l'immaginetta sacra.".
…QUALI SEGUIRE PER PROPIZIARSI UN 2017 ALLA GRANDE !!!
- indossare qualcosa di nuovo, possibilmenterosso. Tradizione tutta italiana che si accompagna alla convinzione che il rossoporti fortuna. Secondo alcuni, l'usanza del rosso per Capodanno verrebbe dalsimbolismo cinese, che identifica il rosso come colore dellabuona sorte, utilizzato per ledecorazionie gliaddobbi nuziali; secondo altri questa tradizione risalirebbe addirittura ai tempi dell'impero romano, quando uomini e donne indossavano appunto qualcosa di rosso per il Capodanno Romano come buon auspicio per le proprie vicende personali e per la propria salute.
L'ideale è di indossareintimo rosso, RIGOROSAMENTE nuovo e regalato.
- Altra credenza alla quale è che “quello che fai il primo dell'anno lo fai tutto l'anno”. Questo detto deriva dal fatto che il Capodanno è tradizionalmente considerato il giorno di transizione, la notte in cui tutto è permesso ma soprattutto la serata che sarà il modello per le 364 successive. Ecco perché si chi fa l'amore a capodanno…
- Non dimenticate di appendere del vischio sulle porte. Il vischio è sempre stato una pianta sacra, una specie di miracolo della natura che d'inverno spicca nei boschi quando alberi e arbusti mostrano solo rami spogli. E il bacio sotto al vischio? E’ un portafortuna per gli innamorati…
- Altra usanza è quella di non uscire a tasche vuote perché la tradizione narra che tutte le monetine che avrete, alla mezzanotte, con voi si moltiplicheranno nel nuovo anno.
-Tradizione gastronomica, prima fra tutte quella delle immancabililenticchieche, da nord a sud, arrivano puntuali simboleggiando l’abbondanzae il denaro. Ogni lenticchia è, infatti, rappresentazione di una moneta e quindi più ne mangeremo e più soldi avremo.
Un antico proverbio, infatti, recita:chi mangia l'uva per Capodanno conta i quattrini tutto l'anno. Anche inSpagnal’ultimo giorno dell’anno si saluta con un chicco d’uva per ognuno degli ultimi 12 secondi (come 12 sono i mesi) che mancano allo scoccare dellamezzanotte. Tra i cibi simbolo di fortuna e abbondanza è doveroso ricordarefichi secchiedatteri, già utilizzati dai Romani, perché il nuovo anno porti con se dolcezza e vita.
- Porta fortuna incontrare una persona di sesso opposto la mattina di capodanno. - si gettano oggetti vecchi dalla finestra per liberarsi di preoccupazioni e affanni, e per auspicarsi fortuna
Leggo il giornale e non ci penso "Da sempre sono schiavo della paura di volare. Costretto a farlo spesso per via dei miei impegni di
lavoro che mi portano da una parte all’altra dello
stivale, vivo ogni trasvolata con gran terrore. Una
volta, per cercare di distrarmi dagli inquietanti
rumori che caratterizzano il rollio della partenza,
mi sono buttato nella lettura di uno dei vari quotidiani che usano regalarti le hostess. Dopo qualche minuto, senza che me n’accorgessi, l’aereo
era già in volo, così ripetei la cosa all’atterraggio e
tutto filò di nuovo liscio. Questo diversivo è oggi
diventato una vera e propria scaramanzia: una
garanzia che tutto andrà nel migliore dei modi.
Peccato che ultimamente le compagnie aeree non
regalano più i giornali a bordo e così me li devo
comprare, ma il gioco vale la candela!
Una cosa che non vi ho ancora detto è che mentre m’immergo nella lettura per superare le fasi
critiche del volo, in realtà sotto sotto, nascosto
dal giornale, con la mano mi stringo forte le palle... Chissà quanti passeggeri seduti al mio fianco hanno pensato maliziosamente su quella mia
mano che pian piano scivolava sotto il quotidiano, tra le mie gambe.".
"Per
molti anni ho avuto una passione travolgente per il paracadutismo e
ogni volta che saltavo, dovevo prima compiere alcuni riti
irrinunciabili che mi portavano in uno stato di trans ipnotica che mi
permetteva poi di affrontare il volo nel migliore dei modi. (racconta Marco Berry)
Al
comando di “Stand by!” urlato dal pilota dell'aereo,
toccavo la maniglia di apertura del paracadute, poi il casco, il
soggolo e gli occhiali, sempre nello stessa sequenza, in modo
rituale, preciso e ormai scaramantico.
E così
è stato per i miei quasi mille salti.
A teatro
invece, il mio rituale scaramantico è di non entrare mai in scena
senza essermi prima scrocchiato il collo con dei lenti movimenti di
rotazione del capo e poi essermi sfregato le mani sulla faccia come
se me la dovessi lavare.
...In
macchina invece tengo come una sorta di portafortuna un piccolo
rosario fatto in Brasile che mi regalò un mio amico che fa il prete
salesiano.".