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giovedì 2 luglio 2015

scaramanzia e superstizione vip ALESSANDRO GRECO

La fortuna? Io me la mangio!!!


“Il mio percorso spirituale di fede mi ha insegnato che la scaramanzia deve rimanere un aspetto simpatico, colorito e forse un po' folcloristico della vita umana. Nulla più. Così non ci bado molto. -racconta Alessandro Greco -
Sono però suscettibile al sette o a quando la somma di alcuni numeri che noto fa sette.
suo ospite su Rai 1 nel programma UNOMATTINA
Credo che sia così attento a questa cosa perché sono nato il 7 di marzo... 
Ma quando a mio figlio giocando a calcio gli hanno dato la maglia con quel numero, l'ho preso con gioia come un buon auspicio.
Io, professionalmente, ho iniziato come artista di piazza e soprattutto agli esordi della mia carriera ho fatto mille spettacoli itineranti su e giù per il Paese.
Nei miei tanti viaggi mi hanno regalato una valanga di peperoncini, veri, che in meridione sono considerati bene auguranti quanto il classico cornetto rosso.
Qualcuno, secco, me lo portavo in tasca come portafortuna... quelli freschi, che adoro, invece me li sono mangiati. Più fortuna di così!?! Me la mangio direttamente! ah ah ah”.

L'intervista a Alessandro Greco è di Gian Maria Aliberti Gerbotto

sabato 22 novembre 2014

Scaramanzie vip e superstizioni ALESSANDRO GRECO

La fortuna? Io me la mangio!!!


Alessandro Greco
“Il mio percorso spirituale di fede mi ha insegnato che la scaramanzia deve rimanere un aspetto simpatico, colorito e forse un po' folcloristico della vita umana. Nulla più. Così non ci bado molto. -racconta Alessandro Greco -
Sono però suscettibile al sette o a quando la somma di alcuni numeri che noto fa sette.
Credo che sia così attento a questa cosa perché sono nato il 7 di marzo... 
Ma quando a mio figlio giocando a calcio gli hanno dato la maglia con quel numero, l'ho preso con gioia come un buon auspicio.
Io, professionalmente, ho iniziato come artista di piazza e soprattutto agli esordi della mia carriera ho fatto mille spettacoli itineranti su e giù per il Paese.
Nei miei tanti viaggi mi hanno regalato una valanga di peperoncini, veri, che in meridione sono considerati bene auguranti quanto il classico cornetto rosso.
Qualcuno, secco, me lo portavo in tasca come portafortuna... quelli freschi, che adoro, invece me li sono mangiati. Più fortuna di così!?! Me la mangio direttamente! ah ah ah”.

L'intervista a Alessandro Greco è di Gian Maria Aliberti Gerbotto

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martedì 19 agosto 2014

Scaramanzia e superstizione vip AMADEUS

Non temo il viola… ma il verde!!!


Amadeus
“Scaramtizione? Scaramanzia? Non sono un fanatico, ma in realtà sto al gioco e alla fine mi accorgo di averne parecchie… (racconta Amadeus)
Temo molto lo specchio rotto e quando vedo i miei figli che ne maneggiano uno gli corro dietro per toglierglielo subito dalle mani!
Sono riuscito invece a farmi passare la scaramanzia del gatto nero perché nella radio dove lavoro ne hanno due che incrocio cento volte al giorno... Ormai ci ho fatto l'abitudine, mentre una volta ero capace di fermarmi sul ciglio della carreggiata solo perché uno mi aveva attraversato la strada... A dire il vero, spinto anche da mia moglie Giovanna che da buona napoletana...
Non temo la superstizione del viola, ma mi fa gran paura il verde. Ricordo un servizio fotografico a cavallo che feci nel maneggio di mio papà. Fui costretto a vari cambi d'abito, ma quando mi fecero indossare contro voglia una camicia di quel colore, al primo galoppo, combinazione il cavallo s'inciampò catapultandomi violentemente a terra. Mi venne facile dire che era la dimostrazione che il verde porta male. Uno dei fotografi controbatté asserendo che anzi m'aveva portato bene, perché in quella brusca caduta avrei potuto spaccarmi la testa e invece non mi ero fatto niente... chissà chi aveva ragione!?
A proposito d'equitazione: tengo sempre un vecchio ferro di cavallo arrugginito, appeso sulla parete di casa perché si dice porti bene. 
A parte quello non ho porta fortuna particolari, anzi, al classico cornetto preferisco un santino tenuto nel portafoglio o nella borsa del lavoro.”.  

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L'intervista a Amadeus è di Gian Maria Aliberti Gerbotto

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sabato 5 luglio 2014

SUPERSTIZIONE

SUPERSTIZIONE
Con il termine superstizione si indicano credenze di natura irrazionale che possono influire sul pensiero e sulla condotta di vita delle persone che le fanno proprie, in particolare la credenza che gli eventi futuri siano influenzati da particolari comportamenti senza che vi sia una relazione causale.
superstizione
Superstizione è una parola che deriva dal latino superstitiònem, composto da sùper (sopra) e stìtio (stato), sulla base di "stàre" o "sìstere". Il termine viene impiegato da Cicerone nel De natura deorum per indicare coloro che insistentemente si rivolgevano alla divinità con preghiere, voti e sacrifici, affinché serbassero i loro figli "superstiti" (cioè sani e salvi). Da qui il termine, come espressione di atteggiamento di pavido uso del soprannaturale con lo scopo di scamparla.
Dalle varie dottrine religiose vengono normalmente bollate come superstizioni le teorie e credenze non condivise, oppure desuete o divenute palesemente inaccettabili.
Spesso nelle superstizioni è possibile riconoscere il persistere (eventualmente in forma modificata) di credenze pseudoscientifiche non più compatibili con le conoscenze scientifiche. Questa persistenza dà l'idea della forza della superstizione e dei modi in cui si radica nelle credenze popolari.
Uno studio condotto dal Dipartimento di Psicologia Generale, Università degli Studi di Padova, si deduce che la superstizione potrebbe offrire un’inefficiente strategia di coping nel fronteggiare incertezze e pericoli e, dunque, agisca in maniera sinergica con nozioni alterate ed ipertrofiche di responsabilità, ipervalutazione del rischio ed intolleranza verso l’eventuale mancanza di certezze.
SUPERSTIZIONE E SCARAMANZIA
superstizione
La scaramanzia è una forma di superstizione secondo la quale alcune frasi o gesti attirerebbero o allontanerebbero la fortuna o la sfortuna. Un tipico esempio di tale credenza è l'idea che dicendo qualcosa, questa non accadrà, o potrebbe accadere il contrario di ciò che si è detto. Per tale motivo, in particolare in Italia, si usa augurare il contrario di ciò che si desidera che accada. Per esempio, a un cacciatore non si dirà "Buona caccia", ma "In bocca al lupo" (espressione che potrebbe anche derivare dall'ambiente della pastorizia), termine entrato anche nel linguaggio comune e utilizzato per augurare "buona fortuna" (di fatto, l'espressione "Buona caccia" è in uso come augurio e frase cerimoniale soltanto presso gli scout). La scaramanzia non è limitata soltanto a frasi dette, ma anche a gesti e comportamenti. Per esempio, credere che se si esce senza ombrello pioverà, mentre invece portandoselo con sé non pioverà.
Benché si tratti di una superstizione tipicamente italiana (in altre culture non vi è alcun problema ad augurare "buona fortuna" in maniera diretta, per esempio "Good luck" in inglese, "Bonne chance" in francese, "Suerte" in spagnolo).

Inoltre, in senso lato, gesti scaramantici per propiziare l'accadere di un evento desiderato, o evitare che accada un evento indesiderato, si riscontrano anche in altre culture, per esempio negli Stati Uniti si usa incrociare le dita o toccare legno (in Italia invece per tenere lontana la sfortuna si usa toccare ferro o fare le corna).
(tratto da wikipedia)

martedì 1 luglio 2014

SUPERSTIZIONE ETIMOLOGIA

superstizione etimologia
Origine
Dal lat. superstitio -onis, der. di stare ‘stare’, col pref. super- ‘sopra’, opposto di religio•sec. XIV.
(tratto da Google)

giovedì 12 settembre 2013

Superstizione, scaramanzia, fortuna, gatto nero, cartomanti, veggenti, malocchio, sfiga, far cadere il sale, cornetto portafortuna, colore viola... ad ogni vip la sua




Aliberti Gerbotto con Margherita Hack
“Non è vero, ma ci credo”, e se persino una scienziata razionalissima come l’astrofisica Margherita Hack, coinvolta in un recital teatrale, ammetteva d’essersi lasciata trascinare dal cast, nel poco educato grido beneaugurante tipico dei teatranti, leggendo questo mio blog, non ci si potrà stupire davanti ad un jet set incredibilmente superstizioso…
Questo è emerso dai miei due anni di ricerca in cui mi sono divertito a raccogliere le confessioni dei vip, intervistati sulle proprie scaramanzie più segrete che ho poi in parte raccolto nel mio libro "Il metodo antisfiga".
Ed è così che si scopre che se un gatto nero attraversa la strada ad Emanuele Filiberto di Savoia, il Principe è capace d’aspettare delle ore, fermo sul ciglio della carreggiata, che passi qualcun altro a portarsi via la sfortuna. 
Guai invece a passare il sale di mano in mano se si ha la fortuna di sedersi a tavola con Elisabetta Canalis, o vestirsi di viola se si è anche solo il pubblico di un qualsiasi programma di Carlo Conti, o di verde con Federica Panicucci o 
Paola Perego nei paraggi... Una puntata di Buona Domenica andò a catafascio solo perché una sua assistente nascondeva sotto i pantaloni un paio di slip di quel colore, sostiene senza esitazioni la Perego.
Persino Giorgio Bocca, a suo modo, cedeva alla scaramanzia ed ogni giorno s’inventava un gesto sfortunato che evitava poi di compiere, come preghiera al destino affinché fosse più benevolo.
Ma la cosa più incredibile è notare che nel nuovo millennio, in molti credano ancora a certe superstizioni decisamente più adatte al medioevo… personaggi del calibro di Franco Zeffirelli e Alberto Bevilacqua snocciolano senza esitazione le proprie teorie addirittura su chi porterebbe sfiga, mentre Roberto Gervaso confessa d’evitarli, ma allo stesso tempo di trattarli bene per una sorta di captatio benevolentia.
E se Vittorio Feltri si vergogna se qualche volta è stato al gioco, Vittorio Sgarbi ricorda che gli bastò pronunciare il nome di uno iettatore per scatenare la rissa tra due sue pretendenti, mentre Gigi Proietti testimonia di quella volta che prese addirittura fuoco una poltrona del teatro...
Per Paolo Crepet, ci sarebbe addirittura un uomo molto in alto, che porta male: “Da quando è al potere, le tragedie non si contano più”, fa notare ironicamente lo psicologo.
Aliberti Gerbotto con Elisabetta Canalis
Tutti poi fanno gli scongiuri toccandosi le parti basse, tranne Federica Pellegrini che, rimedia alla naturale impossibilità, scaramanticamente toccandosi il seno.
Il rampante Matteo Marzotto ammette, in un periodo difficile della propria vita, d’aver pensato pure lui al malocchio. Convinto d’esserne vittima è stato il regista Pupi Avati che se lo faceva togliere dalla moglie del truccatore di scena; e lo era Massimo Boldi che si dice capace di riconoscere anche i porta sfiga da alcune precise caratteristiche fisiche: la forma particolare di certe dita delle mani, nonché gli occhi e il naso sottili.
Gli fa eco Maria Grazia Cucinotta, la cui nonna siciliana toglieva il malocchio, come oggi continua a fare con grande successo (solo però per gli amici più cari) Moira Orfei.
All’incredula Rosa Russo Iervolino, glielo toglieva invece la suocera.
Martina Colombari è convinta che se in un’estate “libertina” cadde dall’acqua scooter rompendosi il labbro, fu colpa di Billy Costacurta che, geloso, “gliela tirò”.
Ma la scaramanzia, a volte, può anche avere risvolti positivi come nel caso di Michele Cucuzza che smise di fumare semplicemente fissandosi che le sigarette gli portavano male.
Valeria Marini si difende da ogni negatività concedendosi periodicamente un bel bagno nel sale... “Due o tre pacchi di quello grosso da cucina, versati direttamente nell’acqua calda della vasca.”. 
Aliberti Gerbotto con Bruno Vespa
La sorella di Sofia Loren racconta che la nonna, usava cucirle il sale, persino nell’orlo dei vestiti che indossava ai concorsi di bellezza. Isabella Ferrari, il sale scaccia guai, lo mette persino sotto il letto. E Serena Dandini lo sparge negli angoli dello studio televisivo: “Contro il potere”.
Rimedio più ingegnoso quello di Alessandra Mussolini che con la sua treccina dorata nascosta sotto i capelli tiene a bada gli sguardi malevoli con cui una collega parlamentare una volta riuscì ad attaccarle il mal di schiena… Dice.
Qualcun altro, al parrucco, preferisce il buon vecchio santino, magari ben riposto nel portafogli, come il neo-folgorato sulla via di Damasco Paolo Brosio o il venerabile Licio Gelli che vi conserva quello donatogli da Madre Teresa in persona. Persino l’ateo poeta Tonino Guerra, prima di mettersi a letto, baciava un santino russo. Vietato parlare di santini invece con Giorgio Forattini, soprattutto quelli di Padre Pio!
Inseparabili porta fortuna sono poi la collanina della nonna per Milly Carlucci, le farfalle di Lola Ponce, il chiodo storto di Giulio Scarpati, le tartarughe di Maurizio Costanzo…
Fabrizio Frizzi condusse parecchie puntate su Rai 1, indossando sempre le stesse mutande fortunate.
Aliberti Gerbotto con Andreotti
Anche la numerologia ha una parte importante nel discorso scaramantico: Federico Moccia, dopo aver subito un brutto incidente in motorino, non siederà mai più in tredici a tavola. Vissani pur di evitare il numero nefasto, una volta fece cenare con loro il cameriere. Il diciassette, unanimemente considerato un numero poco fortunato, è invece il preferito di Lele Mora. Sarà anche per questo che ultimamente le cose sembrano non andargli molto bene?
Spesso sono gli stessi vip a spiegare il perché, secondo loro, un gesto o un oggetto sia diventato sinonimo di buona o cattiva sorte: Alessandro Cecchi Paone sostiene che alla base della scaramanzia del cornetto si nasconda l’antico culto del fallo maschile.
Ancora sorprese poi nello scoprire alcuni personaggi insospettabilmente non scaramantici, tra cui spicca Lino Banfi, autore della prefazione del mio libro, dal passato d’esilarante protagonista di film come Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio; e il napoletano doc Luciano De Crescenzo che si giustifica sfoderando la sua laurea in ingegneria.
Mentre Ottavio Missoni si chiede perché i gatti, per par condicio, non si arrabbino quando incrociano un uomo bianco, Oliviero Toscani afferma d’essere così fortunato che sono i gatti neri a toccarsi le palle quando lo vedono, e il ginecologo Severino Antinori, ironizza che i veri gatti neri sono le persone ipocrite. L’onorevole Capezzone, sottolinea che gli scaramantici soffrono il doppio; sfidano invece la sorte il premio Nobel Dario Fo che ama debuttare di venerdì, e Paolo Villaggio che in un momento lavorativo difficile, per accaparrarsi il suo quarto d’ora di notorietà, non esitò ad inventarsi la profezia di una sua imminente morte.
Bruno Vespa debuttò su Twitter il giorno che wikipedia annunciava la sua morte, per smentirla. 
Aliberti Gerbotto con il Presidente Napolitano
Molti politici sono scaramantici... Giulio Andreotti, quando qualcuno pensò di organizzargli una grande festa per i suoi 90 anni, ironizzò: "Di feste in mio onore ne  parleremo quando ne compirò cento!". 
Giorgio Napolitano una volta eletto Presidente della Repubblica è subito andato a vivere al Quirinale, sfatando la scaramanzia che aveva portato molti suoi illustri predecessori a non traslocare in quella residenza "maledetta". Ma da buon napoletano tiene sparsi nei sui cassetti molti cornetti portafortuna.
Nessun timore ha invece scosso il Ministro Calderoli, quando gli si ruppe il corno regalatogli da alcuni parlamentari partenopei.

mercoledì 11 settembre 2013

SUPERSTIZIONE



SUPERSTIZIONE 
...scaramanzia, fortuna, cartomanzia, gatto nero, cornetto portafortuna, far cadere il sale, venerdì 17, porta bene, porta male, viola, malocchio... ad ognuno la sua 

Avvertenze del Cicap

Causa ed effetto: una questione per niente semplice
Una vecchia storiella narra di un viaggiatore che lanciava periodicamente palline di carta dal finestrino del treno. Un passeggero incuriosito gli chiese il perché di quella strana pratica: «Serve a tenere lontani gli elefanti» rispose il viaggiatore. Dopo che il suo compagno di viaggio gli fece notare che in quella zona non esistevano affatto elefanti, il viaggiatore replicò: «Vede che la mia tecnica funziona!»
foto di Renato Trucco
La nostra mente spesso ci inganna, creando relazioni tra fenomeni che in realtà sono assolu- tamente estranei l’un l’altro. Se due eventi si verificano contemporaneamente viene abbastanza spontaneo considerarli legati da un meccanismo di causa ed effetto: se si verifica il primo, si veri- fica anche il secondo (i latini dicevano: «post hoc, ergo propter hoc»). Tuttavia si tratta di una conclu- sione azzardata, poiché i fenomeni potrebbero essere assolutamente indipendenti nonostante la sequenza temporale. Il rischio di cadere in simili trappole è particolarmente alto quando si esaminano eventi che possono avere più cause: a volte può essere estremamente difficile distinguere quelle vere da quelle apparenti.
Le comuni superstizioni consistono proprio in errate attribuzioni di relazioni di causa ed effet- to. Nel comportamento superstizioso, infatti, ci si aspetta che l’adozione o l’omissione di un dato comportamento possa influenzare eventi futuri («Tocco un ferro di cavallo così le cose mi andran- no bene», «Non passo sotto una scala per evitare sciagure future» eccetera). Tuttavia gli eventi che ci si propone di influenzare avvengono in maniera del tutto indipendente da quello che noi facciamo. La relazione tra il nostro comportamento e la realizzazione di un certo evento è quindi del tut- to casuale. Solo casualmente infatti ci può essere una correlazione, ma credere che essa sia in realtà dovuta a un meccanismo di causa ed effetto è del tutto infondato. La superstizione nasce quindi da un’errata valutazione della causalità che, no- nostante venga smentita nella maggior parte dei casi, viene ritenuta vera basandosi solo su pochi eventi isolati (che magari non sono accaduti nemmeno a noi stessi, ma ci sono semplicemente stati raccontati da altri) che sembrano confermarla.
foto di Renato Trucco

Animali e uomini egualmente superstiziosi

Il comportamento superstizioso è stato oggetto di numerosi studi ed è abbastanza singolare aver scoperto che esso non è una prerogativa degli esseri umani. Anche gli animali possono essere su- perstiziosi. I primi studi pionieristici in tal senso furono fatti dallo psicologo americano Burrhus Frederic Skinner. Skinner scoprì una singolare forma di apprendimento chiamato “condiziona- mento operante”. In questo processo di apprendimento un animale constata una relazione di causa ed effetto tra un suo comportamento e determinate conseguenze che possono gratificarlo (ad esempio l’erogazione di cibo). Skinner progettò delle gabbie munite di una leva, azionando la quale si apriva un dispensatore di cibo e mise un piccione all’interno di una delle sue gabbie. Il dispensatore di cibo tuttavia non era collegato alla leva, ma a un meccanismo a tempo che eroga- va il cibo indipendentemente dal fatto di azionare o meno la leva. Ciò nonostante, il piccione cominciò a ripetere il comportamento che, in maniera del tutto casuale, stava attuando l’attimo prima dell’erogazione del cibo. Skinner fece l’esperimento con diversi piccioni e ciascuno elaborò una sua particolare superstizione: un soggetto girava su se stesso, uno allungava il collo verso un angolo della gabbia, un altro tirava su la testa con uno scatto, un altro ancora sembrava spazzolare con il becco l’aria sopra il fondo della gabbia e due dondolavano la testa. I piccioni avevano cioè stabilito un rapporto di causa ed effetto del tutto erroneo: una vera superstizione.
Al di là di quella che è l’esperienza di ognuno di noi, che anche l’uomo possa assumere compor- tamenti superstiziosi quando viene posto nelle stesse condizioni dei piccioni di Skinner è stato dimostrato da un curioso esperimento condotto dal giapponese Koichi Ono dell’Università Kona- zawa di Tokyo. Alcuni studenti universitari volontari vennero rinchiusi in una particolare stan- za con un tavolo sul quale erano fissate tre leve. Sulla parete di fronte al tavolo venne posiziona- to un contatore che segnalava un punteggio che veniva interamente gestito da un computer. Agli studenti venne detto che avrebbero dovuto cercare di guadagnare più punti possibile, senza dire loro però in che modo avrebbero potuto farlo. Gli studenti ovviamente non sapevano che nessuna delle loro azioni sarebbe stata efficace ai fini del conseguimento del punteggio. Molti studenti, al pari dei piccioni di Skinner, svilupparono comportamenti superstiziosi. Molti azionavano in vari modi le leve. Altri, pensando che le leve non avessero alcun effetto, assunsero i comportamen- ti più bizzarri quali arrampicarsi sul tavolo, picchiare sul muro, sul contatore o saltare ripetuta- mente fino a toccare il soffitto.

Le superstizioni classiche
Una superstizione è sostanzialmente una creden- za in fatti empiricamente rilevabili che non sia so- stenuta da dimostrazioni concrete. Molte persone che vi credono lo fanno a livello puramente emo- tivo e non sempre ammettono pubblicamente le loro credenze. Diversi antropologi hanno appro- fondito lo studio delle origini di certe supersti- zioni raggiungendo risultati sicuramente degni di attenzione. Innanzi tutto è interessante analizzare l’etimologia di certi termini, quali: supersti- zione, malocchio, iettatura. Nel mondo romano la parola superstitio indicava un eccesso di pratiche e osservanze religiose. Secondo lo storico Jean- Claude Schmitt il termine deriverebbe da super- sto, ovvero “essere al di sopra”, inteso nel senso di “essere testimone”. Appare inoltre probabile che l’origine del termine sia da ricercare nel ver- bo arcaico superstito che significava “preservare, far durare, far sopravvivere”. Quindi le pratiche superstiziose avrebbero come scopo il preservare la vita, evitando pericolose influenze. Il termine malocchio deriva invece sicuramente dal presun- to potere malaugurante che veniva attribuito allo sguardo di certe persone (mal-occhio). La stessa origine può essere attribuita al termine iettatura, poiché le influenze negative venivano, per così dire, “gettate” dall’occhio malevolo. Con il tempo l’occhio perse il monopolio di fonte di influenze negative, di conseguenza i termini malocchio e iettatura furono impiegati in generale per indica- re qualsiasi tipo di effetto malefico generato da persone, animali o cose.
L’elenco delle superstizioni sarebbe lunghissimo e il loro studio ha fatto emergere una vasta ca- sistica fortemente dipendente dalle varie culture locali. Alcune superstizioni sono molto diffuse anche in Italia, ed esaminare la loro origine può essere divertente e illuminante.
Cominciamo con la credenza che attribuisce conseguenze negative al sale o all’olio versati accidentalmente. L’origine di tale credenza è molto prosaica e se vogliamo, in qualche misura, ra- zionale. Sia il sale che l’olio, nell’antichità, erano beni preziosi e molto costosi, di conseguenza una loro perdita accidentale veniva giustamente con- siderata una disgrazia. Da questa motivazione originaria trasse poi origine tutta una serie di al- tre superstizioni e di effetti magico-religiosi legati a questi preziosi condimenti. Il sale e l’olio sono, infatti, parte integrante di numerosi riti, sia nella religione cristiana sia in altre confessioni.
Superstizione gatto nero
Un’altra superstizione molto diffusa è quella legata alla rottura degli specchi. Sin dal mito di Narciso che si innamorava della propria immagi- ne riflessa, gli specchi hanno avuto una particola- re attenzione da parte del pensiero magico e mi- tologico. L’immagine riflessa veniva in qualche modo considerata un altro io, e in qualche modo assimilata all’anima o allo spirito (tra l’altro sem- bra che etimologicamente spectrum e speculum abbiano un’origine comune). Di conseguenza appare plausibile pensare che gli effetti negativi le- gati alla rottura di uno specchio nascano dall’idea che la distruzione della propria immagine riflessa possa preludere, in qualche modo, alla propria.
Una delle superstizioni più comuni è quella legata ai gatti neri. Il gatto, fin da epoche remote, è stato considerato un animale inquietante carico di particolari caratteristiche magiche e sacre. Probabilmente ciò è dovuto alla sua particolare agilità che gli consente di apparire e scomparire rapidamente, alla particolare luminosità dei suoi occhi nel buio e al suo incedere silenzioso. Il gatto nero, poi, a causa del colore notoriamente associato al lutto, è stato investito di particolari influenze nefande. Va tuttavia osservato che in certe culture, ad esempio negli Stati Uniti, il gatto nero è stranamente considerato di buon auspicio.
I numeri hanno da sempre esercitato uno straordinario fascino sull’uomo. Com’è noto, nell’an- tichità la scuola pitagorica elaborò una vera e propria mistica numerologica con la quale si cer- cava di interpretare il mondo. Retaggi di queste concezioni si ritrovano nelle numerose super- stizioni legate ai numeri. Gli esempi più comu- ni sono quelli legati al 13 e al 17. Mentre appare certa l’origine delle credenze sul numero 13 in relazione al tradimento di Gesù Cristo, più incerta appare quella relativa al 17. Probabilmente risale a qualche evento infausto verificatosi in tale data. Secondo alcuni deriverebbe invece dal fatto che, in numeri romani, il 17 si scrive XVII che, opportunamente anagrammato, può formare VIXI che significa vissi e che presuppone quindi la morte. Altro numero che gode di grande attenzione da parte dei numerologi è il 666 che, secondo la tradizione biblica, rappresenterebbe l’anticristo (Apocalisse 13:18).
Visto che l'autore di questo blog vuole intervistare sull'argomento molti personaggi del mondo dello spettacolo, è doveroso fare un cenno all’origine della superstizione, molto praticata soprattutto in campo teatrale, che consiste nel pronunciare la famosa “parola di Cambronne”, prima dell’inizio di ogni rappresentazione. Sembra che il potere beneaugurante di questa parolaccia risalga ai tempi in cui a teatro si andava in carrozza. I cavalli, come è noto, adempiono spesso ai loro bisogni fisiologici sulla pubblica via e osservare molta...”merda” davanti al teatro significava molto pubblico e quindi lauti guadagni per i teatranti. Nel mondo dello spettacolo è anche piuttosto diffusa la superstizione nei confronti del colore viola, considerato malaugu- rante. All’origine di questa credenza vi è l’usanza, diffusa nel Medioevo, di vietare nel periodo della Quaresima gli spettacoli teatrali e quelli pubblici che si tenevano per le vie o le piazze delle città. Nello stesso periodo i preti indossavano appun- to una stola viola. Ovviamente la proibizione di tenere rappresentazioni teatrali causava gravi di- sagi economici ad attori e saltimbanchi. Anche se molti non sanno il perché, ancora oggi il colore viola è quindi bandito in televisione e in teatro.

La diffusione delle false superstizioni

Come abbiamo visto, le false credenze e superstizioni nascono spesso da esperienze che fanno dedurre erronei rapporti di causa ed effetto. Tuttavia nella nostra specie la maggior parte delle false credenze non viene sviluppata in seguito a esperienze dirette del soggetto ma, come molte delle cose che sap- piamo, viene appresa per trasmissione culturale. Anche in questo campo però non abbiamo l’e- sclusiva. Anche negli animali infatti i compor- tamenti superstiziosi possono essere trasmessi
culturalmente. Lo ha ampiamente dimostrato con i suoi studi sui merli l’etologo Eberhard Cu- rio dell’università di Bochum, in Germania. Un merlo era stato condizionato ad avere paura di un oggetto o un animale assolutamente innocuo. Una volta messo in libertà trasmise questa paura, assolutamente ingiustificata, anche ai suoi simili.
Le false credenze si diffondono rapidamente, soprattutto nella nostra società dominata oramai dall’informazione. Occorre inoltre osservare che molti, per svariati motivi, hanno interesse affinché esse prosperino. Chi ha interesse a far sì che certe credenze si diffondano e attecchiscano nella socie- tà, spesso utilizza diverse tecniche. Da un lato c’è chi sfrutta i meccanismi di propagazione tipici dei pettegolezzi, del sentito dire, delle leggende e delle stesse barzellette: ovvero il passaparola. Non di rado questo meccanismo fa anche appello al principio di autorità: lo ha detto la tv, il giornale o un personaggio famoso. 

Silvano Fuso 

docente - responsabile Scuola Cicap